La casta di Siena

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Maxi operazione anti riciclaggio: coinvolti 2 istituti di credito

Posted by grilliparlantisiena su giugno 10, 2008

Da Panorama:

Due banche (Monte dei Paschi di Siena e Cassa di Risparmio di San Marino) 2,6 milioni di euro serquestrati e quattro persone indagate con l’accusa di associazione a deliquere finalizzata al riciclaggio. Sono gli elementi dell’operazione che la Guardia di Finanza di Forlì ha portato a termine il 5 giugno sulle strade della riviera romagnola su ordine del pm Fabio Di Vizio che da mesi ha aperto un’inchiesta chiamata “Re Nero”. L’inchiesta riguarda l’esportazione illecita di danaro dall’Italia verso istituti di credito della Repubblica di San Marino e ha già portato all’invio di ben 47 avvisi di garanzia a imprenditori, commercialisti, avvocati di Forlì, Rimini, Cesena e Bologna accusati di evasione fiscale, riciclaggio e truffa. Il cinque giugno c’è stato un salto di qualità nell’inchiesta che, fino ad ora, aveva coinvolto la sammarinese Asset Banca e l’italiana Banca di Credito e Risparmio di Romagna.
La Guardia di Finanza ha infatti bloccato un furgone portavalori che stava trasportando 2,6 milioni di euro verso la Repubblica del Titano. Da dove venivano quei soldi? Dal luogo più insospettabile: la Banca d’Italia, sede di Forlì. Le indagini hanno infatti fatto emergere uno strano meccanismo. Secondo la Guardia di Finanza a dare ordine alla Banca d’Italia di consegnare ai (probabilmente ignari) portavalori la somma di danaro è stato il Monte dei Paschi di Siena che, a sua volta, riceveva tale disposizione dalla Cassa di Risparmio di San Marino. In altre parole è come se questo istituto, straniero, avesse la possibilità di operare sul conto di una istituto di credito italiano acceso presso la Banca d’Italia. Ma questo è solo uno degli aspetti che hanno attirato l’attenzione degli investigatori. Già, perché le indagini hanno fatto emergere che la Cassa di Risparmio di San Marino, la quale, tra l’altro, ha presso la Banca d’Italia un proprio conto corrente non utilizzato, ha versato su un proprio conto presso il Mps di Forlì 91 milioni di euro ma ne ha prelevati addirittura 1,2 miliardi, tutti trasferiti all’estero, a San Marino. I 2,6 milioni sequestrati il cinque giugno, si aggiungono, perciò, a quelli che sono già “sfuggiti” ai controlli doganali e della Guardia di Finanza.
In questa operazione sono stati inviati quattro avvisi di garanzia, due destinati ai titolari della società portavalori, uno al direttore della Cassa di Risparmio di San Marino, Alberto Ghiotti e uno al direttore della sede forlivese del Monte dei Paschi, Riccardo Badino. Nessun provvedimento è stato inviato, invece, ai funzionari della Banca d’Italia del capoluogo romagnolo, anche se alcuni di questi sono stati interrogati nei giorni scorsi e, a quanto risulta, si sono dichiarati del tutto ignari della destinazione finale di soldi.
Ciò che l’inchiesta Re Nero sta portando alla luce è un collaudatissimo sistema finanziario per costituire fondi all’estero e, secondo l’ipotesi d’accusa, evadere il fisco italiano. Un sistema che coinvolge il milieu dell’imprendioria romagnola, quattro istituti di credito e lambisce perfino la Banca d’Italia. Che, in tutti questi anni, anni, non si è mai accorta di nulla.

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Il “postino” Don Acampa

Posted by grilliparlantisiena su maggio 28, 2008

Da IlCittadinoOnline:

L’arcivescovo di Siena, Antonio Buoncristiani, ha difeso in aula l’economo della curia senese, Don Giuseppe Acampa, definendolo un “postino” del vescovo: non ha mai preso decisioni da solo. Il sacerdote è sotto processo con l’imputazione di truffa – assieme all’industriale veneto Reneè Caovilla – per la vendita di un immobile a Siena, lasciato in eredità, nel 1999, per metà alla diocesi e per metà alla Misericordia.

Il processo è stato rinviato al prossimo 10 dicembre

Qualche giorno fa, il 1 Maggio 2008, sempre Don Acampa è stato rinviato a giudizio per l’incendio in Curia. Da Ipernity:

SIENA – Monsignor Giuseppe Acampa è stato rinviato a giudizio con l’accusa di incendio doloso e calunnia. L’udienza è fissata per il 12 novembre del 2008. Sono quasi le 15,30 quando il giudice delle udienze preliminari Angela Annese, pronuncia la sua decisione in camera di consiglio, dopo essersi ritirata per quasi un’ora.

All’udienza era presente anche don Acampa, che mentre il magistrato pronunciava la sua requisitoria recitava il rosario. La procura lo accusa di aver appiccato il fuoco negli uffici dell’economato il 2 aprile del 2006 e di aver tentato successivamente di incolpare l’archivista Franco Nardi che quella domenica mattina si trovava in curia.

I pompieri non hanno dubbi, al momento dell’arrivo della squadra in Arcivescovado, non sarebbero intercorsi più di 30, 40 minuti dall’inizio dell’incendio. E ciò renderebbe attendibile l’ipotesi che Acampa avrebbe appiccato il fuoco subito dopo la celebrazione della messa in Duomo, alle 11 (l’arrivo dei pompieri è certificato alle 11,28).

Il giovanissimo monsignore, economono della Curia senese, avrà un bel da fare a difendersi da queste pesanti accuse. Nell’eventualità che venissero accertate le responsabilità sarebbe un duro colpo anche per l’immagine dell’ Arcivescovo Buoncristiani e dell’intera curia locale.

Attendiamo novità sull’inchiesta.

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