La casta di Siena

Blog non ufficiale del libro-denuncia sul sistema di potere senese

Posts Tagged ‘banca mps’

Il piano in salita del Montepaschi

Posted by grilliparlantisiena su marzo 18, 2008

Da Repubblica.it Affari e Finanza:

Una regola aurea per chi vuole convincere gli altri lo sanno bene i venditori di ogni specie è credere a quello che si dice. Giuseppe Mussari, presidente di Banca Monte dei Paschi, che in questi giorni è in giro per l’Europa per i road show di presentazione del piano triennale, corrisponde perfettamente a questo genere di persone. Si vede lontano un miglio che crede in quello che dice. Non soltanto. Dà anche l’impressione a chi lo sta a sentire in questa fase soprattutto gli analisti delle banche d’affari di essere una persona determinata nel perseguire i suoi obbiettivi. E quasi sicuramente si tratta di un’impressione che ha un contenuto reale.
Tuttavia, i primi report delle banche d’affari all’indomani della presentazione del piano triennale che integra Antonveneta all’interno del gruppo bancario non sono così amichevoli. Non che considerino impossibili da raggiungere i target fissati. Ma certo li vedono, al momento, piuttosto ambiziosi. E poi, si sa, gli analisti sono un po’ freddini, l’entusiasmo per le scommesse li scalda poco. Loro sono abituati a ragionare sui numeri, fanno i confronti con i dati delle altre banche, e raggiungono conclusioni semplici. Poi, più in là, se le cose cambiano, se le scommesse sono vinte, sono sempre pronti a cambiare idea. Ma intanto sia Dresdner Kleinwort che Ubs danno delle azioni Mps un giudizio ‘sell’, ovvero vendere.
Dresdner dice chiaro e tondo che i 2,2 miliardi di utile netto previsti per il 2011 (alla fine del piano) sono «realmente ambiziosi». E si spinge fino a considerare eccessive le sinergie totali (sia da ricavi che da costi) che il Monte indica in 732 milioni: «Per noi le sinergie totali non supereranno i 410 milioni». E il prezzo delle azioni, secondo Dresdner, si abbasserà a 2,60 euro (contro i circa 3 attuali).
Gli analisti di Ubs vanno ancora più in profondità. E fanno dei calcoli forse un po’ banali ma, per chi fa questo mestiere, inevitabili. «Se prendiamo i target di profitto dell’Mps al valore facciale e includiamo la quantità di capitale che dev’essere raccolta (6 miliardi di euro), viene fuori che la banca viene scambiata sulla base di un P/E (price/earning, prezzo/utili) al 2011 di 7, equivalente a un P/E di 8,5 nel 2009, ovvero con un premio del 18 per cento su banche equivalenti. Ubs, che pure conferma il giudizio ‘sell’, è più generosa con Mps e sale a 2,9 euro come target a 12 mesi, poco sotto i valori attuali. La stessa banca d’investimenti trova comunque ragionevoli i target di crescita dei ricavi.
Certo, si tratta soltanto dei primi report subito dopo la presentazione del piano triennale. Ci sarà tempo e modo per verificare, passo dopo passo, i progressi dell’integrazione fra Mps e Antonveneta. E, come si è detto, i giudizi degli analisti possono cambiare con una velocità impressionante, soprattutto se si modifica il quadro economico generale. Il presidente Mussari, oltre a confidare nelle capacità del management di raggiungere gli obbiettivi prefissati, ritiene che la situazione generale oggi caratterizzata dalla crisi del credito innescata dai subprime prima o poi migliorerà, riportando i valori delle banche, anche di quelle come Mps e di altri istituti italiani che nulla hanno a che vedere con i problemi americani, a livelli più equi. Insomma, secondo il presidente ora c’è un po’ da soffrire e gli obbiettivi del piano sono ambiziosi ma del tutto abbordabili. «Ad esempio dice Mussari «le sinergie da ricavi sono il 3,5% sul totale, contro una media delle altre fusioni superiore al 4. Le sinergie di costo, poi, non riguardano solo l’integrazione di Antonveneta, ma anche il gruppo Mps, con la cancellazione delle società Bam e Banca Toscana».
Resta il fatto che il Monte dei Paschi, come in altre occasioni passate, sembra aver pagato cara la sua preda. A ben pensarci, un prezzo alto è stato per l’istituto di Siena quasi una costante delle più importanti operazioni effettuate negli ultimi anni. Dall’acquisizione a prezzi esorbitanti e sulla base del boom di Internet, di Banca 121, rivelatasi alla prova dei fatti meno utile di quanto allora non si credesse; all’acquisto della quota del 5 per cento in Bnl in vista di un’operazione che alla fine non si è concretizzata ma che ha fatto perdere all’istituto senese alcune centinaia di milioni.
Anche questa volta, con Antonveneta, il diavolo ci ha messo lo zampino. L’operazione, arrivata improvvisamente senza alcun annuncio, all’inizio sembrava un colpaccio. Certo, che il Monte dei Paschi avesse pagato cara la sua preda, valutata 9 miliardi, era chiaro fin dall’inizio. Ma ci stava, soprattutto perché apriva alla banca di Siena, tradizionalmente arroccata in poche regioni oltre alla Toscana, vero core business, un’area geograficamente importante come il Nord Est. Poi, però, è arrivata la crisi dei subprime e il crollo in Borsa dei titoli finanziari. Il Santander ha fatto appena in tempo a vendere a Mps Antonveneta che è venuto giù tutto (qualcuno nota, malignamente, che proprio il Santander ha fatto l’operazione più azzeccata: vendendo Antonveneta a prezzi alti e rientrando direttamente in Mps un 1 per cento a prezzi stracciati).
In conseguenza del crollo dei valori di Borsa, l’istituto guidato da Mussari ha dovuto rifare tutti i conti per il funding dell’operazione. Mentre la Fondazione che avrebbe potuto usare l’occasione dell’aumento di capitale per far scendere il suo peso favorendo l’ingresso di nuovi soci ha dovuto sottoscrivere tutta la sua quota per non diluire il suo premio di maggioranza. Certo, nuovi soci sono entrati, come il Santander. O come Axa, che dopo aver acquisito il 50 per cento di Mps Vita ha preso un 2,525 per cento della banca. O come la Carlo Tassara di Zaleski, arrivata al 2,463 per cento. E tutti, compreso Caltagirone con il suo 4,7 per cento, sottoscriveranno l’aumento di capitale.
Questa è in fondo la forza di Mussari: qualcuno che crede nell’azienda e nelle sue possibilità di sviluppo come terzo polo bancario italiano. «Presente sottolinea Mussari in tutto il territorio italiano con una quota di mercato del 9 per cento. E che adesso, con l’acquisizione di Antonveneta, ha il 43 per cento delle sue filiali al Nord».

Annunci

Posted in Notizie | Contrassegnato da tag: , , , , , , , , | Leave a Comment »